Jorg Abbing

Jorg Abbing ha studiato a Parigi con André Isoir e con Naji Hakim. E’ direttore del coro e organista a Saarbrücken, dove insegna improvvisazione. E’ inoltre docente di pianoforte e organo a Speyer. Ha conseguito il dottorato di ricerca presso l'Università di Saarland. Ha lavorato al Teatro di Stato a Saarbrücken, alla Kirchenkreis di Saarbrücken e al Festival di Losanna. Ha curato le biografie di Maurice Duruflé e di Jean Guillou. La sua attività concertistica in Germania e all'estero è associata a numerose incisioni discografiche e registrazioni radiofoniche; è inoltre attivo come critico musicale e conferenziere. Nel 2008 ha eseguito in otto concerti presso la Stiftskirche St. Arnual l’Opera Omnia di Olivier Messiaen nel centenario della nascita.
Franz Liszt e Weinen klagen
Note dal sito: http://it.wikipedia.org/wiki/Franz_Liszt
Il 2011 è il secondo centenario della nascita di Franz Liszt (1811-1886), compositore, pianista, direttore d'orchestra e organista ungherese. Studiò e suonò a Vienna e Parigi, viaggiò in tutta l'Europa tenendo concerti un po' ovunque. Fu legato a Frédéric Chopin da amicizia e stima.
Mostrò già prima dei dieci anni notevoli capacità in ambito musicale, facilitato dalle sue mani più grandi del normale che facevano invidia agli altri musicisti. Nel 1823, a Parigi, studiò teoria e composizione con Paer, ma non fu ammesso al Conservatorio della capitale da Cherubini. A 15 anni fece una tournée in Francia e Svizzera. Dal 1828 si stabilì a Parigi dove visse insegnando musica. Nel 1830 assisté alla prima esecuzione della Sinfonia Fantastica di Hector Berlioz; conobbe Felix Mendelssohn e Chopin. Nel 1833 incontrò Marie d'Agoult che, per lui, abbandona il marito e due figlie. Dal 1837 in Italia ha incontri e amicizie con molti musicisti , poi tiene concerti in molti Paesi.
Insediatosi a Weimar, nel 1848, iniziò la composizione del poema sinfonico I Preludi e della Sinfonia Berg. Furono anni di febbrile creatività. Dagli anni ’60 Liszt manifestò un forte sentimento cristiano. Nel 1862 compose il Cantico del sol di san Francesco d'Assisi.
Decise di entrare nel monastero della Madonna del Rosario di Roma, certo che solo la fede avrebbe potuto essere vero conforto. Nel 1865 ricevette in Vaticano la tonsura e gli ordini minori divenendo abate; la sua vena compositiva si volse sempre più verso la musica sacra: compose la Missa Choralis e il Christus (1867). Nell'ultimo periodo della sua vita, Liszt lavorò come compositore e organizzatore di eventi musicali a Weimar e Lipsia insieme al pianista russo Alexander Ilyich Siloti, erede del Liszt pianista, e morì in Germania nel 1886.
Weinen klagen
Le variazioni Weinen Klagen devono la loro origine all'ammirazione incondizionata di Liszt per l'opera del grande Johann Sebastian Bach, del quale viene qui ripreso il tema del primo coro dall'omonima cantata BWV 12. Precedute da un Preludio pianistico scritto nel 1859, di rara bellezza e profondità, queste variazioni rappresentano una stupefacente sintesi di pensiero musicale e religioso.
Liszt trascrisse l'opera per organo nel 1863, dopo che si era trasferito a Roma dopo la morte della figlia Blondine.
Il testo per il ritornello comincia con "Le lacrime, i reclami, la cura, la paura, l’angoscia e l’ansia sono il pane amaro dei cristiani" e Liszt ampliò il preludio in un'elegia estesa, una serie di 30 variazioni.
Organizzate in una serie di cinque sezioni, delle quali le ultime due appaiono assolutamente sganciate dal principio della variazione, manifestano il tentativo di restituire una sorta di musica sferica, nella quale la conclusione di ogni variazione determina il carattere iniziale dell'elemento principe della seguente.
Il naturale sostegno all'intero impianto è rappresentato da un emblematico recupero di forme arcaiche quali la passacaglia, filtrate da una volontà amplificatrice di impressionante efficacia, così da generare nuove parti di grande respiro.
Un cromatico Recitativo (quarta sezione, fa diesis minore - fa minore) fa da preludio ad una serie di formule monodiche (Quasi andante), preparazione inattesa dell'altrettanto inattesa conclusione finale, sul corale natalizio "Ciò che Dio fa è ben fatto", folgorante e luminoso compimento. Qui si ritrova la fiduciosa serenità dell'attesa cristiana, dunque caratterizzata dalla speranza, del giudizio finale.